20 settembre 2009
Storia: scandali del passato
Anche nei giochi olimpici dell’antichità abbondavano rancori, vanità, imbrogli e anche qualche scandalo. Lo sostengono diversi storici ed archeologi, per i quali quegli atleti «avevano molti degli stessi problemi che abbiamo oggi» anche se nei primi secoli delle olimpiadi la serietà sportiva agonale non era messa in discussione.
Per David Gilman Romano, che dirige uno scavo della University of Pennsylvania al monte Lykaion, a 27 chilometri dall’Antica Olimpia, sede dei giochi dell’antichità, «gli antichi greci non erano così idealisti come li immaginiamo, ed avevano molti degli stessi guai degli atleti di oggi». Per lo studioso, se da una parte c’erano grandi sportivi come il lottatore Arhichion, che lottò fino alla morte, le competizioni erano segnate da scandali, odi implacabili, tattiche non proprio onorevoli.
Le gare nella piana di Olimpia avvenivano davanti a 40.000 spettatori che si assiepavano sulle colline attorno alla zona delle gare, dove sorgevano alcuni dei più importanti e sacri templi dell’Ellade. Lo sport, si pensava, era il più alto tributo agli dei, che avrebbero favorito l’atleta vincitore. Proprio per
questo, gli atleti, prima dell’inizio delle gare, onoravano le statue degli dei: ai piedi della colossale statua di Zeus olimpio - una delle sette meraviglie del mondo antico - sacrificavano un bue ed un cinghiale, bruciando la loro carne nel sacro fuoco.
Quando le gare iniziavano - duravano in media cinque giorni - ecco scattare subito le tattiche scorrette: molti atleti ricorrevano a maghi e oracoli per gettare maledizioni sugli avversari. Il primo scandalo di cui si abbia traccia risale al 388 a.C., quando il pugile Eupolus di Tessaglia pagò tre avversari per vincere altrettanti match per Ko. Altri atleti facevano clamorosi cambi di casacca anche durante le gare, in cambio di soldi offerti da un’altra città - avere campioni tra le proprie mura era infatti segno di grande prestigio e favore divino: quando Siracusa si comprò il velocista Astylos, che lasciò quindi Crotone, i suoi concittadini scesero in strada distruggendo la sua statua e trasformando la sua casa in una prigione.
La corruzione raggiunse livelli preoccupanti in età romana, in particolare sotto Nerone: l’imperatore versò somme consistenti ai giudici olimpici affinché introducessero la poesia tra gli sport (vinse lui, neanche a dirlo); lo stesso imperatore si fece dichiarare vincitore della gara di biga, nonostante fosse caduto e non fosse mai arrivato al traguardo.
Gli esperti non si sono mai accordati su quanti fossero gli eventi sportivi, se 14 o 18. La gara dei carri trainati dai muli si tenne solo per 56 anni nel V secolo a.C, per esempio. Inoltre, le gare per sbandieratori e suonatori di tromba possono davvero essere considerate uno sport? Alcune discipline - lancio del disco o del giavellotto, ad esempio - sono arrivate fino a noi, mentre altre sono scomparse: è il caso della corsa con l’armatura o il «pankration» .
Quel che è certo, è che i vincitori si sentissero quasi dei semidei, adorati dalle loro città di origine, e ricoperti di premi: cospicui stipendi annuali, il miglior olio d’oliva, pasti gratuiti, parate in loro onore e persino un’abbondanza di donne disposte ad offrire favori sessuali. Ecco quindi che gli atleti diventavano veri campioni di vanità e arroganza, come raccontano alcuni storici dell'antichità. Al contrario - e questo spiega il ricorso in molti casi a tattiche oltre le regole - i perdenti diventavano reietti della società : come scrive il poeta Pindaro, «strisciavano dalle loro madri attraverso i vicoli».
foto: Vaso attico a figure rosse con vincitore che riceve la corona di ulivo. 520 a.c. , Epiktetos Painter.
Collezione privata.
28 agosto 2009
La nudita' nell'agonistica greca
Gli autori greci scrivevano per la loro comunita' e non sentirono mai la necessita' di giustificare o spiegare la pratica della nudita'. Cio' puo' sembrare strano. sopprattutto se si pensa che presso gli altri imperi contemporanei al mondo greco: romani e persiani, il solo mostrarsi nudi in pubblico era considerato vergognoso e detestabile e qualche volta punibile a caro prezzo. Anche gli etruschi, piu' vicini alla cultura greca, disprezzavano la nudita'.
Due scrittori di eta' imperiale, Pausania e Luciano, suggeriscono delle spiegazioni sulla nascita' e sul perche' i greci apprezzavano la nudita'; Pausania ricorda un certo Orsippo, uomo politico di Megara che era stato in gioventu' un atleta, e lo descrive come il primo a denudarsi: "Orsippo vinse ad Olimpia nello stadio (la corsa) correndo nudo, mentre gli altri gareggiavano, secondo il costume antico, con il perizoma; credo comunque che volontariamente egli lascio' cadere il perizoma, ben sapendo che un uomo nudo corre con piu' scioltezza di uno cinto dal perizoma". A questa
argomentazione piuttosto semplice, Luciano di Samostata, piu' o meno negli stessi anni dell'autore precendente, ne' aggiuge una piu' attendibile, anche perche' era attribuita ad un personaggio storico rappresentativo: Solone di Atene, il quale illustra proprio ad un "barbaro" sciita, Anacarsi, le pratiche e l'etica dei ginnasi greci: "dovendo comparir nudi davanti a tanta gente, i giovani, avranno cura dei propri corpi, per non vergognarsene denudandosi, e ciascuno vorra' per ogni verso parere degnissimo della vittoria".
Si tratta di una visione della bellezza corporale alla base del nostro stesso concetto moderno di corporalita', che in piu' di duemila anni, il cristianesimo ha cercato, con tutte le forze, di sradicare.
Questo "strano" costume greco, non presente agli albori del mondo ellenico (infatti nell' Iliade e nell' Odissea gli eroi gareggiano con il perizoma), secondo lo storico Tucidide, nasce a Sparta: "I Lacedemoni (Spartani) furono i primi a mostrarsi nudi e a spogliarsi in pubblico, ungendosi di grasso durante le esercitazione ginniche. Una volta anche nei giochi olimpici gli atleti gareggiavano con una fascia attorno ai genitali, e non sono passati molti anni da quando si e' smesso di farlo. Ancor oggi tra quelli dell'Asia, presso i quali vengono indetti agoni di pugilato e di lotta, ed essi li praticano con la fascia. Anche per molti altri aspetti si potrebbe dimostrare che un tempo i Greci vivevano in modo simili a quello dei barbari di oggi".
Dal discorso di Tucidide risulta chiara almeno una cosa : la pratica della nudita' atletica era per i Greci uno degli elementi principali della distinzione tra il loro modo di vivere e quello dei barbari. Altrettanto si poteva dire, della frequentazione dei ginnasi (letteralmente: luoghi dove ci si denuda) o delle palestre. In altro modo gli ellenici guardavano con sospetto le altre culture che usavano coprirsi le parti genitali quando non ce ne era bisogno, ma nello stesso tempo, come alcuni vasi greci esportati in Etruria in antichita' ci mostrano, i greci per un certo verso (o per business...) cercavano di "intendere" le altre culture; infatti le figure nude, rappresentate nell'arte vaseale, erano ricoperte nelle aree genitali con un perizoma bianco, proprio per non mettere a disagio i compratori etruschi.
foto: Bronzo greco di atleta vittorioso in posa rilassata. 330-300 a.c. Collezione privata.
3 agosto 2009
Fonti antiche: Le domande di Anacarsi...
Luciano e' uno scrittore greco nato a Samosata in Siria intorno al 120 d. C. e morto ad Atene quasi sicuramente dopo il 180. Nel suo famoso scritto-dialogo Anacarsi l'autore cerca di presentarci un
importante barbaro sapiente scita mentre, visitando Atene, dialoga con il saggio legislatore Solone.
Anacarsi vuol cercar di capire il mondo del ginnasio e della palestra estraneo alla propria cultura. Solone lo informa sui valori, gli ideali e i metodi che sono alla base dell'atletismo, fulcro dell'educazione del cittadino greco. Ad Anacarsi, che si meraviglia dell'importanza che i Greci danno alla cultura fisica, Solone spiega come essa renda i giovani forti di corpo e di spirito...". Ma agli occhi di uno straniero, anche se saggio, l'atletica doveva apparir qualcosa di veramente "bizzaro".
In questo breve passo lo Scita Anacarsi si trova nella palestra durante l'allenamento agli sport da combattimento:
Anacarsi: Per quale motivo, Solone, i vostri giovani si comportano cosi' ? Alcuni di loro si afferrano e si fanno lo sgambetto, altri si stringono alla gola e si torcono e si rivoltano nel fango rotolandosi come porci.
All'inizio si sono prontamente spogliati -li ho visti bene- e si sono unti con l'olio e a turno si sono spalmati reciprocamente in tutta tranquillita', poi, non so bene che cosa avendo in mente, si urtano l'un l'altro a testa bassa e cozzano con la fronte quasi fossero montoni. Ed ecco che quello solleva l'avversario per le gambe e lo sbatte a terra, poi piombandogli sopra non gli consente di rialzare la testa, ma lo preme giu' nel fango. Infine gli si avvinghia al ventre con le gambe e gli punta il gomito alla gola e sta per soffocare quel poveretto che gli batte sulla spalla per supplicarlo, cosi' almeno credo, di non togliergli tutto il fiato.
Ne' stanno attenti a non sporcarsi perche' cosparsi di olio, ma, dopo aver fatto sparire l'unguento ed essersi riempiti di fango e insieme di molto sudore, mi fanno veramente ridere perche' scivolano come anquille dalle mani dell'avversario.
Ve ne sono altri che nella zona a cielo aperto del cortile si comportano nello stesso modo, anche se non nel fango (1) . Essi hanno sotto di se' uno strato profondo di sabbia che ricopre la fossa che vedi e non solo se la spargono sopra a vicenda, ma intenzionalmente si ammucchiano intorno da soli la polvere come galli da combattimento, forse per essere meno scivolosi mentre si avvinghiano, la sabbia elimina, infatti, la vischiosita' e rende la presa piu' salda se la superficie e' asciutta.
Quelli che stanno in piedi e sono coperti di polvere si attaccano anche loro tirandosi dei gran colpi e sferrano calci. Costui, povero sventurato, pare che sputi i denti, a tal punto la sua bocca e' ricolma di sangue e di sabbia dal momento che, come puoi ben vedere, e' stato colpito da un pugno alla mascella. Ma l'arconte che e' li' presente non li separa e non sospende il combattimento -che si tratti di uno degli arconti lo deduco dalle vesti di porpora-, anzi incita e loda quello che mena piu' colpi. (2)
Altri si danno altrove tutti quanti un gran daffare e saltano come se corressero, ma restando sempre nello stesso posto e si levano in alto tirando calci nell'aria.(3)
da Luciano, Anacarsi o sull'atletica, trad. di P. Angeli Bernardini. Edizione biblioteca dell'immagine,Pordendone 1995.Pag 7.
legenda:
1- il centro della palestra ricoperta di sabbia
2- gli Arconti erano ad Atene i giudici di grado piu' elevato. Anarcarsi li confonde invece con gli allenatori che incitano i propri atleti.
3- riscaldamento pre-allenamento
foto da catalogare
29 luglio 2009
Origini degli sport da combattimento: la Mesopotamia
Due millenni prima della nascita delle Olimpiadi greche, nell'antica Mesopotamia, abbiamo le prime descrizioni e rappresentazioni riguardanti competizioni atletiche.
La civilta' piu' antica del pianeta, Sumer, nel suo apice (all' incirca nel 2700 a.c.) organizzava nelle sue citta' stato, durante dei festival in onore del re, incontri di pugilato e lotta. Purtroppo i dati e le
informazioni in nostro possesso sono molto limitate per il grande arco di tempo che ci separa, ed ogni ipotesi rimane alquanto difficile. Vari testi Sumeri, Accadici, Babilonesi ed Assiri ci fanno conoscere le usanze riguardanti questi avvenimenti.
In un testo astrologico proveniente da Assur si legge: nel mese di Gilgamesh per nove giorni ci saranno competizioni maschili di lotta nei loro quartieri. In un documento proveniente da Ur III si menziona un rifornimento di birra, agnello e farina alla casa degli atleti. Un testo babilonese riporta di gare di pugilato durante i matrimoni della regalita'.
Sappiamo per certo che nella lotta, oltre le prese a noi conosciute, ci si metteva anche una sorta di perizoma di pelle per poter aver prese stabili nel sollevamento e per proiettare l'avversario. Nel pugilato gli scontri avvenivano sia a mano nuda che con dei rudimentali guantoni di pelle. In alcune tavolette di argilla gli "atleti" vengono rappresentati con speciali copricapi forse per mantenere i capelli o per riparare le orecchie dai colpi. La musica ritmava le competizioni.
Nella prima opera epica dell'umanita', l'epopea di Gilgamesh, troviamo la descrizione di un combattimento tra l'eroe sumerico Gilgamesh, re di Uruk (terzo millennio avanti cristo) e il suo rivale, il selvaggio Enkidu:
Egli stava la', in mezzo alla strada di Uruk, l'ovile,
sfoggiando la sua forza
egli sbarrava la via a Gilgamesh,
mentre ad Uruk la gente accorreva da lui;
i cittadini di Uruk si assembrarono attorno a lui;
gli uomini si ammassarono presso di lui...(Lacuna di qualche riga)
...Subito dopo il giovane, le cui forme sono perfette...
si rotolarono nella strada, il Paese tutto fu scosso.
Gli stipiti si frantumarono, le mura tremarono.
Essi si avvinghiavano l'un l'altro.
Come esperti [lottatori] essi facevano le prese.
Gilgamesh e Enkidu si tengono l'un l'altro...
...Gilgamesh ricurvo su un ginocchio e con l'altro sul terreno.
I Re mesopotamici competevano anche loro per dimostrare il loro coraggio e la loro forza. Shulgi, Re di Ur (Ur III, 2094-2047 a.c.) ci enuncia:
Nell' addestramento alla forza e all' atletica, Io sono il migliore.
Nel cortile come in battaglia,
Chi si puo' oppore a me?
Io sono il piu' forte.
Ci sono molte similitudini per quel che sara' dopo millenni il mondo olimpico Greco e non per caso i due eroi fondatori delle competizioni: Gilgamesh ed Herakles (Ercole) sembrano vivere le stesse vicissitudini. Ma non possiamo sapere se la diffusione delle pratiche atletiche mesopotamiche abbia influito nello sviluppo di quelle del mondo atletico pre-greco, la civilta' minoica cretese, che porto' ad un certo rilievo sociale tali competizioni.
Paul Ryker
foto 1: Stele,pugili accadici,II millennio a.c.,museo del Louvre,Parigi.
foto 2: Statuette di lottatori da Khafaji, tempio di Nintu, prima dinastia accadica 2600 a.c. Iraq Museum, Baghdad.
20 luglio 2009
Curiosita': le frustate
Una delle caratteristiche del mondo antico Ellenico, strane alla nostra etica morale, erano le frustate "educative" e sopprattutto punitive. In tutti i settori sociali
che questa pratica era molto usata, apprezzata e qualche volta anche abusata. Dalla scuola alla guerra, la frustata era il simbolo di un rispetto rigoroso all'etica non solo educativa; secondo i greci questo sistema era "egualitario" e disciplinava gli uomini.
Nel mondo atletico antico ellenico, i giudici e gli allenatori sono sempre rappresentati con la frusta (rhabdoi) tra le mani. Tale attrezzo di solito era di un arbusto di lygos, consistente ed elastico nello stesso tempo; si sceglieva di solito con due parti terminali che causavano dolore nel colpo inferto e molto rumore nell'impatto ma non recante traumi. Il rumore connesso al dolore era fondamentale perche' le frustate venivano di solito effettuate in pubblico per umiliare maggiormente l'atleta. Molti agonisti si lamentavano
dell'abuso di tale pratica, un esempio famoso è il caso di Temistocle (raccontato da Erodoto) che ne aveva ricevuto alcune solo perchè in una competizione di corsa era partito prima dell'avvio ufficiale.
C'è comunque da aggiungere che i colpi non venivano mai effettuati sul capo del punito ma quasi sempre sulla schiena e sulle braccia. Forse all'origine di questa frusta "disciplinante" dell'epoca classica, c'era la ben più dura frusta "tradizionale" usata sugli atleti in secoli addietro (come rappresentata nella foto 2) cha aveva più lo scopo di recare danno e dolore che quello pedagogico, infatti era più doppia e di legno di ulivo. Questi trattamenti non venivano effettuati solo durante le manifestazioni e le gare ma anche all'interno della palestre o i ginnasi.
foto 1: vaso a figure rosse attribuito al pittore di Foundry. Arbitro punisce con una frustata l'atleta che sta commentendo un fallo, graffiando l'avversario, all'incirca 500-475 a.c., British Museum, Londra.
Foto 2: vaso attico a figure nere con atleti in allenamento di lotta ed allenatori con frusta tradizionale, VI sec. a.c. Museo del Louvre, Parigi.
15 luglio 2009
Lotta: tecniche e metodologie
Plutarco nella sua opera Moralia ci dice: "il piu' tecnico e il piu' astuto degli agoni atletici" infatti la lotta Pale era la disciplina che rappresentava al meglio l'equilibrio tra intelligenza e forza. E' il primo agone da combattimento ufficiale ad essere ammesso alle antiche Olimpiadi nel 708 a.c.
Non esistendo né punti, né tempi e né materassina per aggiudicarsi la vittoria, l'apparato tecnico era diverso dalle lotte attuali. Per vincere bisognava atterrare tre volte l'avversario facendogli toccare con qualsiasi parte del corpo (eccetto le mani e le ginocchia) la sabbia. Fare toccare al suolo le ginocchia dell'avversario o effettuare una proiezione facendo leva sulle ginocchia non costituivano un divieto ma era molto pericoloso perche' facilmente la situazione poteva essere ribaltata a causa dell'instabilita' della posizione.
Per vincere l'atleta cercava non solo di far toccare le spalle o la parte posteriore del corpo
dell'avversario al terreno ma poteva aggiudicarsi la vittoria anche bloccandogli lo stomaco sull'arena. Questa tecnica vincente, che non esiste nel panorama delle lotte moderne olimpiche, e' simile a quelle sviluppate nella forma di lotta contemporanea denominata Submission o Grappling. In antichita' perdere subendo il bloccaggio della parte frontale del corpo sul terreno era giudicato umiliante, ed infatti era nello stesso tempo la vittoria piu' ricercata.
Stazio (Tebaide) ci descrive questa tecnica:
<Tydeus dopo la proiezione di Agylleus prese il suo collo con il suo braccio destro e il piede confico' nel suo inguine. Cosi circondato Agylleus perse le forze e lotto' per uscire da quella vergogna. Il suo petto e lo stomaco erano stirati sul terreno, era appiattito. Dopo un lungo tempo egli si arrese lasciando dietro di se' i segni della vergogna impresso nella sabbia.>
Filone di Alessandria ci dice: "si puo lottare anche premendo con forza il viso", la lotta prevedeva anche molte durezze, strane alla visione moderna, come quella di schiacciare (non raschiare) con le mani il viso dell'avversario per creare dolore e deconcentrarlo. Si poteva anche vincere, facendo delle difficili leve in posizione di lotta orizzontale (Stadaia Pale), cercando di rompere le braccia, il collo o le dita dell'altro atleta in modo da far ritirare l'avversario.
Ma forse la durezza maggiore della lotta antica era quella che la vittoria andava a chi proiettava o bloccava al suolo l'avversario per tre volte. Senza limiti di tempo e di punteggio gli incontri potevano durare parecchio tempo e arrivare alla quota di tre doveva essere veramente stancante. Chi riusciva a mettere in fila tre atterramenti senza riceverne uno era denominato Triakter, vincitore dei tre ma anche eroe della gara; vincere in questo modo era denominato Aptos "senza cadute" ed era ritenuto un atleta che non aveva subito nessuna umiliazione.
Gli atleti iniziavano la gara in posizione di guardia, la famosa Systasis e dopo aver incominciato ad incrociare i
loro arti superiori subentravano le prese del corpo:
Entrambi gli atleti iniziano avvinghiando entrambe le mani ai polsi, e cambiando velocemente le prese agli stessi polsi, e trascinandosi l'un l'altro su tutta la superficie sabbiosa, le dita bloccate nella stretta della mano. Un uomo si aggancia intorno al corpo dell'altro uomo che con una mano si appoggia su un lato del corpo , trascinando e trascinato, entrambi sono legati insieme dalle loro mani. Curvano il loro collo e spingono con la testa premendo con la fronte, inclinandosi, nessuna delle due parti riescono a piegare a terra. Da loro fronti cade il sudore, inizia la fatica, incominciano le proiezioni. (Nonnus, Dionysiaca).
La lotta aveva i fulcri nelle prese al collo, ai polsi e al tronco. Quest'ultima denominata Meson Echein "prendere nel mezzo" era il perno principale per effettuare le numerose tecniche che seguivano. Per proiettare al suolo venivano in aiuto anche gli sgambetti Ankyrzein che nello stesso termine trovano il significato implicito di "uncinare" che ci spiega chiaramente che non erano proprio degli sgambetti ma delle vere e proprie "prese" con i piedi ed effettuarle nella Skamma, la parte della palestra ricoperta di sabbia, e riflettendo un po' si capisce che doveva essere molto complicato "sgambettare" l'avversario per la forte stabilita' che dava la stessa sabbia ad ogni posizione.
Giovanni Latera
foto 1: Bronzetti greci II sec. a.c. Museo del Louvre, Parigi.
foto 2: Coppa a figure nere, arbitro controlla la proiezioni di lotta, 530 a.c. , pittore di Heilderberg.
Museo archeologico Firenze.
14 luglio 2009
Storia: L'odio Giudaico-Cristiano contro L'atletismo
Il cristianesimo nella sua lunga vita ha cercato con tutta la sua violenza di erigersi a baluardo della verita' cercando con tutti i mezzi di eliminare altre vie spirituali, pratiche e comportamenti non consoni con l'etica e la morale di Cristo. Nella sua fase arcaica divenendo religione dell' Impero Romano ormai in decadenza, incomincio' a vietare le pratiche pagane tra le quali l'agonismo atletico e le sue gare. L'imperatore Teodosio passato alla storia come il primo che ufficializzo' il Cristianesimo come religione di stato dell' Impero tento' con tutta la forza di sdradicare la cultura e i rituali pagani.
In questo breve tratto del suo Codice ( XVI, 10,25) leggiamo:
"Ordiniamo che tutti i loro santuari, templi e luoghi sacri, se ancora ne esistono di integri, siano demoliti per ordine dell'autorita' e siano riconsacrati erigendovi il segno della venerabile religione Cristiana. Tutti siano a conoscenza del fatto che se dovesse risultare, a seguito di prove al cospetto del giudice competente, che qualcuno s'e' preso gioco di questa legge, sara' punito con la morte."
Ma gia' dal secolo precedente, con l'Imperatore Costantino, le persecuzioni e i divieti dei riti, delle manifestazioni e delle idee pagane erano iniziati a dilagare nell' Impero Romano.
Ad un analisi accurata si puo' vedere che e' proprio la base delle credenze e dell'etica morale giudaica, che ha origine con i fondamenti della dottrina religiosa ebraica, ad opporsi
a qualsiasi morale corporale e a qualunque metafisica del corpo e delle passioni, perno basilare del mondo religioso greco-romano e di tutto il paganesimo antico.
Proprio la diffusione della cultura greca classica nel vicino oriente antico porto' alcune frange delle popolazioni locali ad una rivalsa e ad un odio verso queste nuove concezioni. Il popolo ebraico fu uno dei piu tenaci nella resistenza all'influenza dell'ellenismo e delle sue istituzioni tra cui il ginnasio, la palestra ed i giochi agonali. Questa resistenza divenne proprio una vera guerra ideologica, e non solo, contro la cultura ellenica.
Nel seguente passo della Bibbia (Maccabei 4,10-16) anche se in una visione di parte, apprendiamo quale fu l'atteggiamento di alcuni gruppi giudaici all'arrivo della cultura atletica greca e alla fondazione della palestra a Gerusalemme:
"Intanto Seleuco mori' e Antioco, detto anche Epifane, divenne re al suo posto. Giasone, fratello di Onia, ottenne con sistemi corrotti la carica di sommo sacerdote: ando' a trovare il re e gli promise di piu' di centoventi quintali d'argento e altri ventisette provenienti da altre entrate. Egli promise in aggiunta cinquanta quintali d'argento se avesse ottenuto il permesso di fondare, di sua autorita', un ginnasio e una palestra e di dare la cittadinanza antiochena agli abitanti di Gerusalemme. Il re fu d'accordo e Giasone, preso il potere, impose subito alla nazione il modo di vivere dei Greci. Negli anni precendenti, i re avevano benignamente fatto delle concessioni agli Ebrei: per loro aveva interceduto Giovanni, padre di Eupolemo, che era andato a Roma per stringere un patto di amicizia con i Romani. Ora invece Giasone aboli' quei privilegi, distrusse le legittime istituzioni e introdusse consuetudini contrarie alla legge di Mose'. Giasone si affretto' a fondare una palestra proprio sotto la fortezza e obbligo' i giovani piu' vigorosi a vestirsi come i Greci. l'influenza greca comincio' quindi a farsi sentire. Gerusalemme fu totalmente invasa dalla moda straniera a causa dell'arroganza dell'empio Giasone, che non si comportava affatto come sommo sacerdote. I sacerdoti non curavano piu' la liturgia, anzi disprezzavano il Tempio, trascuravano i sacrifici e, al primo segnale dato col disco nella palestra, partecipavano con ardore ai giochi proibiti dalla legge di Dio. Non avevano piu' stima delle gloriose imprese della loto patria e invece apprezzavano al massimo gli onori promessi dai Greci. A causa di tutto questo, una grossa disgrazia piombo' su di loro: proprio quelli di cui imitavano le gare atletiche e ai quali volevano somigliare in tutto, si trasformarono in loro nemici e violenti contestatori. Non si possono trasgredire impunemente le leggi di Dio" [...]
Davide Ferro
foto: La palestra di Thuburbo Majus
10 luglio 2009
Storia: Gli agoni da combattimento nel periodo imperiale romano
Roma dalla sua fondazione vidde sempre l'organizzazione di manifestazioni competitive "sportive". Il pugilato e la lotta erano presenti già dal primo periodo Etrusco. Durante l'età repubblicana gli spettacoli "agonistici" divennero man mano sempre piu' presenti nel territorio e nella vita dell'Urbe, anche se la loro valenza non fù propriamente agonale come nel territorio ellenico o nel periodo Imperiale, ma relegati a circostanze particolari come: funerali, sacrifici e per la promozione di determinati eventi. A partire dal 186 a.c. con i ludi allestiti da Fulvius Nobilior fino agli spectacula offerti nel 46 a.c. da Iulius Cesar, si vidde sempre più la presenza di contesti agonistici in spettacoli circensi e teatrali. Solo con il periodo imperiale si ebbero i primi Agones ufficiali, propriamente con i ludi pro valetudine Caesearis, decretati dal senato nel 30 a.c. in onore di Ottaviano, per i festeggiamenti dovuti alla vittoria di Anzio.
Anche se il termine ludi, può trarre in errore, queste competizioni erano dei veri e propri agoni alla
greca, autonomi e periodici, con un programma ufficiale. Tali raduni furono replicati per qualche tempo fino alla morte di Augusto.
Con l'affermarsi del potere dell'imperatore Nerone si organizzarono, con la sua ufficialità nel 60 d.c., un nuovo tipo di manifestazioni, molto più vicino allo spirito greco.
I Neronia viddero oltre la parte ginnica anche quella musicale ed equestre ma soprattutto un sacrificio religioso (buthysia) e la premiazione in corone, che dava a questi contesti un importanza particolare nella visione socio-politica avuta dall Impero.
I giochi di Nerone ebbero vita breve, furono replicati una sola volta e vennero eliminati nel momento della morte del despota per far scomparire dalla città qualsiasi riferimento alla memoria dell'increscioso personaggio.
Ma con una piu' attenta analisi si puo' dire che solo con l' organizzazione dell' agone Capitolino (agon Capitolinus) nell' 86 d.c. ci furono le prime vere competizioni ufficiali e regolari al di fuori dei possedimenti greci. Infatti insieme ad altri eventi atletici come gli Actia di Nicopoli e gli Heraia di Argo, i giochi capitolini entrarono a far parte del nuovo circuito competitivo (nea Periodos) che si contrappose al famoso circuito tradizionale (archaia periodos) tenuto ad Olimpia, Delfi, Nemea e a Corinto. Roma divenne cosi', non solo la "nuova Grecia", ma il punto di diffusione dei valori neo-ellenici e classici.
Il certame capitolino fù istituito da Domiziano in onore di Giove Capitolino. L'Imperatore si rifece nella pianificazione di tale manifestazione ai giochi sacri di Olimpia, oltreche' per la lor programmazione ma anche per la stessa sacralità, infatti la premiazione era una corona di quercia conferita al vincitore dal sovrano in persona; inoltre veniva conferito l' eiselasis cioè il privilegio di entrare nella propria città di origine su un carro trionfante e anche il diritto di obsonia, un'agevolazione vitalizia sugli alimenti, ma cosa più importante la vittoria dava diritto alla cittadinanza romana. Proprio per quest'ultimo motivo, nel caso degli agoni da combattimento: pugilato, lotta e pancrazio, si vidde la presenza non solo di scuole conosciute in tutto l'impero ma anche di atleti provenienti da altre gruppi etnici e popolazioni rurali italiche che portarono il loro bagaglio tecnico e metodologico nella citta' eterna. Tutto ciò fece delle competizioni di combattimento tra gli spettacoli più apprezzati dal pubblico romano. Proprio per
tale motivo alcune volte ci furono competizioni "sportive", particolarmente quelle di pugilato, in contesti piu' popolari come i ludi gladiatori.
Con l'istituirsi permanente di questa manifestazione, a Roma nacquero associazioni atletiche, che assicurarono oltre la promozione "sportiva", anche il supporto di tutto l'apparato logistico necessario per la buona riuscita di tali raduni.
La zona del campo Marzio, molto prima della construzione dello stadio di Domiziano, già da secoli era luogo di ritrovo di militari e atleti che si addestravano e si allenavano nelle loro discipline, come infatti ci ricorda Tito Livio : "il campo dei Tarquini consacrato a Marte fu destinato agli esercizi militari e ginnastici fin dalla fondazione di Roma".
Con l'organizzazione degli Actia ,l'imperatore Augusto fece costruire spalti di legno e le prime strutture, che si rifacevano ai modelli greci. Con Domiziano si costrui' il primo stadio denominato Circus Agonalis nelle vicinanze del ginnasio permanente voluto da Nerone. L'arena poteva ospitare fino a 30.000 spettatori sviluppandosi per una lunghezza di 275 metri ed una larghezza di circa 106.
Come documentato da alcune testimonianze numismatiche, l'area destinata ai giochi non prevedeva una spina centrale e la planimetria dell'impianto non venne cambiata nemmeno dopo i restauri svolti sotto l'impero di Alessandro Severo.
Secondo quanto è stato possibile ricostruire, l'aspetto dello stadio di Domiziano doveva veramente essere grandioso con una facciata in travertino caratterizzata da arcate su pilastri e semicolonne ioniche, uno sviluppo di sezioni interne in laterizio con scale e corridoi per raggiungere gli spalti, due ingressi all'arena nel centro dei lati lunghi ed un altro sul lato curvo ed una ricca e vasta decorazione scultorea.
Oggi, l'area anticamente stanziata dallo stadio di Domiziano è occupata da Piazza Navona (dominazione da n'agone che diventera in seguito navona) che ne ricalca esattamente il perimetro tanto da vantare in pratica le stesse dimensioni e lo stesso lato curvo verso settentrione; nelle fondamenta di alcuni edifici, così come nei sotterranei della chiesa di santa Agnese in agone, è tuttora possibile vedere le preesistenti strutture romane.
Lo spettacolo degli agoni capitolini durò all'incirca trecento anni e fù da modello agli altri piccoli o grandi contesti organizzati nel espansione dell' impero romano.
Nella città di Napoli (neapolis) furono istituiti, intorno agli anni della nascita di Cristo, i Sebasta (Italika Romaia Sebasta Isolympia), degli agoni in onore di Augusto che divennero anch'essi di fama "internazionale". Queste competizioni riprendevano manifestazioni più antiche già presenti sul territorio campano. Anche in questo caso questi agoni rivestivano anche una veste principalmente
politico-religiosa.
Altri agoni, sempre vicino Napoli, furono assorti a fama. Questi erano gli Eusebeia con sede a Puteoli vicino l'odierna Pozzuoli indetti da Antonino Pio intorno al 140 d.c. in onore del padre adottivo, l'imperatore Adriano, morto proprio in quel luogo. Questi giochi durarono ufficialmente fino alla fine del III sec d.c., invero anche che con l'editto di Costantino si vietarono tali manifestazione, ma le gare continuarono, nella zona rurale della regione, con carattere "illegale" per altri secoli ancora.
Con l'apice dell' Impero, gli agoni raggiunsero ogni parte del mediterraneo e tutte le provincie Romane si diedero la volontà di indirle. Nella Gallia Narbonensis, furono organizzate molte manifestazioni competitive ,le città di Massalia (Marsiglia), Nemausus (Nimes) e Vienna divennero punti di riferimento per l'impero e la loro politica di spettacoli agonistici.
A Cartagine nell' Africa proconsolare romana si ebbero ben due manifestazioni Agonali, gli asklepia e i pythia, quest'ultimi rifatti sul modello delfico.
Con la decadenza dell'impero Romano e con l'affacciarsi del mondo cristiano, Roma vidde la fine dei giochi agonali come di qualsiasi manifestazione pagana. Nel IV sec. d.c. nell' impero romano d'occidente fù vietato qualsiasi evento mentre in quello orientale le manifestazioni agonali continuarono fino al VI sec. d.c. ,infatti a Daphni vicino Antiochia si ebbero dei giochi importantissimi per l'asia minore che durarono fino al 520 a.c..
Antiochia, ultimo baluardo del paganesimo in oriente, resistette fino a quando il decreto di Giustino I vietò qualsiasi tipo di spettacolo. Questo festival fù istituito durante il periodo imperiale di Commodo e come ci informa il grande filosofo-oratore Libanio, veniva celebrato in Luglio ogni quattro anni rifacendosi il più possibile ai giochi greci dell'epoca classica.
Sono documentate inoltre fino al IX sec. d.c. gare al di fuori dell'impero in zone interne dell' asia minore. Un episodio originale fu l'entroterra italiano,quello delle campagne, dove le popolazioni rurali, poco affini al "cancro" cristiano, resistettero per qualche secolo continuando le loro cerimonie pagane e le loro piccole competizioni locali "illegalmente" prima del buio medievale.
Davide Ferro
foto 1: Il "Circus Agonalis", nome con cui veniva chiamato lo stadio di Domiziano.
foto 2: rovine dello stadio Domiziano sotto piazza navona a Roma.
foto 3: Fregio romano,pancrazisti,II-III sec d.c.,Musei Vaticani Roma.
4 Luglio 2009
Storia: Il Ginnasio e la Palestra
Centro di cultura fisica ed intellettuale, il ginnasio nel mondo greco era un edificio pubblico destinato ai giochi ed agli esercizi sportivi per la formazione dei fanciulli e degli efebi, che vi si esercitavano completamente nudi (il termine “ginnasio” deriva dal greco gymnòs, “nudo” appunto). Esso iniziò ad avere importanza specialmente dopo le guerre che la Grecia condusse contro i Persiani. Dal punto di vista architettonico, come ci testimonia Vitruvio (I sec. d.C.) nel suo “De architectura”, era un impianto genuinamente greco, dal momento che non trova riscontri in strutture di altre civiltà del mondo mediterraneo ed orientale, ed era articolato in una sala ipostila con un cortile al centro destinato all’allenamento degli atleti, in scuole di lotta (la cosiddetta palaìstra o xystòs), in piste di corsa (il cosiddetto stadio) che potevano essere coperte e scoperte, in aree destinate alla lotta, al pugilato, al gioco con la palla ed al pancrazio, in bagni e spogliatoi ed in ambienti di intrattenimento di cui si usufruiva per accogliere il pubblico, quali le sale e le esedre: di notevole interesse in questa direzione sono soprattutto le scene di palestra che popolano le produzioni vascolari nelle classi ceramiche a figure nere ed a figure rosse.
Nella grande Atene di Pericle - la fonte è Demostene - c’erano tre ginnasi, quali l’Accademia di Platone, il Liceo di Socrate ed Aristotele ed infine il Cinosarge di Antistene destinato a fanciulli che
non godevano del diritto di cittadinanza ateniese. I primi due, secondo quanto tramanda la tradizione, furono fondati intorno alla metà del VI sec. a.C. ed avevano una struttura molto semplice con spazi aperti e recinti sacri.
Le fonti letterarie ed archeologiche rimandano anche ad altri ginnasi della Grecità: un grande ginnasio si trovava a Priene in Asia Minore; resti sopravvivono a Pergamo anch’esso in Asia Minore, a Delfi nella Focide, in Alessandria d’Egitto ed anche ad Olimpia nell’Elide. Quest’ultimo, risalente al II sec. a.C., è ben documentato ed è stato oggetto di studio in seguito agli scavi effettuati nel tempo. Esso sorgeva, contiguo alla palestra, insieme ad altri edifici nell’Altis, il bosco sacro a Zeus nei pressi di Olimpia, e presentava una pianta ed una struttura architettonica conforme per lo più agli altri ginnasi del mondo greco: edificio rettangolare chiuso con ampio cortile al centro e portici sui quattro lati.
Per quanto concerne la palestra nel mondo greco essa, come si evince dall’etimo (in greco palaìstra indica “luogo per fare la lotta”), era destinata all’addestramento degli atleti ed agli eventi agonistico-sportivi pesanti, quali la lotta, il pugilato ed il pancrazio, quest’ultimo una competizione che comprendeva la lotta ed il pugilato.
L’edificio, che poteva appartenere anche ad un ginnasio, era un complesso architettonico e si presentava dotato di cortile a peristilio e “su uno o su più lati c’erano degli spazi chiusi che servivano come vestiboli, oltre ad aule fornite di panche per il riposo; ed inoltre bagni e negozi che vendevano oli e sabbia, elementi essenziali per l’igiene e la cura del corpo di un atleta”.
Fra le altre sono documentate palestre, tutte per lo più di età ellenistica, a Delfi, ad Epidauro nell’Argolide, in Alessandria d’Egitto ed a Olimpia. Quest’ultima sorgeva ad ovest dell’Altis in un’area che sin dall’inizio venne destinata all’allenamento degli atleti, che si esercitavano nella lotta, nel pugilato e nel salto. Dal punto di vista architettonico essa si presentava per lo più sotto forma di un quadrato con un cortile a peristilio, mentre lungo i lati sorgevano locali coperti che erano destinati a varie funzioni: spogliatoi, bagni e stanze forniti di banchi dove gli allenatori impartivano le istruzioni, e soprattutto il Konisterion, luogo in cui gli atleti si cospargevano il corpo di sabbia o di cenere, e l’Eliothesion, dove invece gli atleti si ungevano di olio.
Caterina Fiorita
foto: palestra di Olimpia.
3 luglio 2009
Storia: I "guantini" nell'antichita'
Nati in Grecia per proteggere nocche e polsi, i primi "guantini", del pugilato vedranno un evoluzione che li portera' a diventare, nel corso dei secoli, da semplici lacci di cuoio a vere armi offensive durante i giochi della Roma imperiale.
La loro prima rappresentazione visiva e' nelle pitture murali cretesi risalenti al 1400 a.c., mentre la
prima descrizione ufficiale si trova nell'Iliade dove si parla di fascie di cuoio chiamate Himantes (sing. himas) avvolte attorno ai polsi dei pugilatori, durante i giochi funebri in onore di Patroclo, amico fraterno di Achille, ucciso da Ettore.
Questi bendaggi sono simili a quelli che si ritroveranno nelle competizioni atletiche dei primi secoli della storia greca. Erano fatti di pelle di montone o di capra, intinti nell'olio di oliva per ammorbidirli e lunghi all'incirca quattro metri come alcuni studi hanno dimostrato. Venivano usati non solo nel pugilato (Pygme) ma anche in modo minore negli incontri di Pankration.
Arrotolati intorno alle nocche ed ai polsi permettevano anche prese e colpi raschianti tanto da essere soprannominati Myrmikes cioe' formiche perche' il loro impatto procurava abrasioni ed escoriazioni simili ai morsi di questi insetti.
Osservando bene questo genere di protezione si puo' notare la loro somiglianza agli odierni guantini usati nei tornei di Mixed Martial Arts.
Dal IV sec. a.c. furono rimpiazzati dagli himantes Oxys o Oxeis, delle protezioni dure, costituite per la maggior parte da pellame di vitello ma anche di capra o montone, che partivano dal gomito o alcune volte dall'avambraccio superiore e terminavano sulle nocche dove un anello di vari strati di pelle le
circondava per permettere sia una protezione della mano e del polso, ma anche per aumentare il danno nell'impatto sull'avversario. E' stato notato in alcuni reperti archeologici la presenza di una piccola sfera di pelle semimorbida aggiunta sulle nocche e questo puo far pensare che in certi casi questi "guantoni" venivano prodotti per attuttire il colpo nell'impatto , ma gli studi sono ancora in corso. Queste "protezioni" sono quelle piu rappresentate sull'opera statuaria, prima greca e poi romana, molte volte confusi con i cesti del periodo imperiale.
Il pugilare con gli Oxeis fece sviluppare tecniche di parata piu' difensive e rigide e posizioni piu' mobili. Il calzarli richiedeva tempo ed aiuto ed all'interno delle palestre nasceva la figura del ragazzo addetto ad "infilare" gli himantes duri.
Nel periodo imperiale fecero la loro comparsa i famosi Caestus anch'essi fatti di pelle, infatti il termine latino significa cinghia di cuoio e non come erroneamente, scritto su alcuni trattatti, derivante dal termine Caedere. Questi Caestus avevano la caratteristica aggiunta di possedere punte di metallo che permettevano incontri piu' cruenti, molte volte detestati dagli atleti agonali. In seguito fu aggiunto al loro interno un coprinocche di bronzo che le fecero diventare delle proprie armi micidiali permettendo, non di rado, di finire l'incontro con una sola tecnica e qualche volta anche di uccidere l'avversario, avvenimento raro nell' atletismo olimpico. Questo tipo di pugilare denominato Pugilatus Caestis durera' per un periodo limitato di tempo e come alcuni studiosi stanno dimostrando, questo genere di scontri, erano piu' legati al mondo dei Ludi, dei giochi spettacolari che non con quelli delle gare atletiche che si organizzavano nello stesso periodo in altri luoghi.
L'evoluzione dei "guantini" duro' per piu' di mille anni e non fu lineare come una prima immagine puo' far pensare, in questo articolo, che ha solo il fine di informare, non sono descritti altri tentativi e strade intraprese dagli atleti e dagli organizzatori dell'antichita' per sperimentare diverse forme di protezione dei pugni.
Nel pancrazio anche se la prerogativa era competere a pugni nudi si puo' notare la presenza di fascie di cuoio in non poche competizioni . Purtroppo non sappiamo ancora perche', e si spera che in un futuro le ricerche e le scoperte archeologiche portino a rivolvere questo quesito. Ma sappiamo con certezza che i pancrazisti rimasero fedeli, quando usate, a quelle fascie di pelle tradizionali, descritte da Omero, che permettevano maggior movimento e controllo su prese e leve e nel pugilare in fase di lotta.
Bisogna inoltre dire che questo su descritto riguarda il mondo della gara e dell'agone competitivo, invece durante l' allenamento di "sparring", in quasi tutto il periodo dell'esistenza atletica del pugilato, si usavano dei guantoni di pelle simili a quelli attuali chiamati Spherai, che significa appunto sfere. Infatti erano tondi, senza la divisione attuale del pollice e imbottiti per evitare traumi troppo pesanti che avrebbero influito negativamente sulla carriera dell'atleta.
Giovanni Latera
fig. 1: da sinistra, himantes, himantes oxeis, caestus.
fig. 2: Braccio di bronzo di pugile con himantes oxeis. Reperto greco del II sec. a.c., Archaeological Museum di Atene
fig. 3: Mano di bronzo di pugile indossante uno degli himantes oxeis. Notare come lo spunzone e' danneggiato forse aveva al suo termine una delle sfere di cuoio discusse sopra. Reperto romano del I-II sec. d. c Metropolitan museum di New york






