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25 ottobre 2009
Introduzione al trattato "Sulla Ginnastica"

Filostrato di Lemno nacque nel II sec. d.c., studiò ad Atene ed Efeso, e divenne un importante intellettuale nella Roma Imperiale, personalità influente anche sulle vicende politiche di palazzo. Tra i suoi molti scritti, produsse un manuale intitolato Peri Gymnastike, tradotto in italiano Sulla Ginnastica, che fino a poco tempo fa si riteneva scritto dal padre chiamato anch'egli Filostrato. Il termine italiano Ginnastica, limitato e settoriale, non dà il valore e l'altezza che invece quello greco esplicava. La Ginnastica era un insieme di pratiche che formavano il modo di essere e la concezione del cittadino greco, e diffondevano valori e ideali connessi alla religione, alla politica, all'arte, alla riflessione. 
Questa piccola opera di Filostrato si concentra comunque sul far conoscere l'allenamento e il suo mondo ed il titolo del primo capitolo: manuale dell'allenatore, viene comunemente riferito al titolo stesso del libretto.      
Questo Manuale rimase ignoto fino alla metà del 1800, fu ritrovato per intero, da uno studioso nella biblioteca di Costantinopoli, su materiale cartaceo, assieme all'altra opera famosa l' Eroico, sempre dello stesso autore. Di tale testo se ne conosceva già l'esistenza da secoli. Nei Sudae, raccoltaPicture 165 bizantina sugli usi e costumi del mondo antico, si fa riferimento a questo scritto anche se in maniera errata. Infatti la sua paternità è attribuita al padre dello scrittore e il titolo è tradotto in modo inesatto:< riguarda quello che si fa in Olimpia>.
Filostrato non è un tecnico del mondo atletico nè un allenatore nè un istruttore ma fu un ammiratore e un fine conoscitore del mondo agonale. Infatti nel suo girovagare nelle terre del Mediterraneo potè osservare direttamente la vita dei ginnasi, delle palestre, che in quel tempo fiorivano un pò dappertutto. L'elaborato fu scritto però, non per gli allenatori o diretto agli atleti, che conoscevano già opere scritte per approfondire il lato tecnico e metodologico degli agoni, ma per il mondo della Sophia, della conoscenza, divulgato durante le adunanze per lodare e divulgare i valori Greci. Ricordando che l'atletismo era uno dei "concetti" base della visione di appartenenza alla Polis del cittadino greco, potremo capire quale importanza rivesta il mondo retorico su gli ideali ellenici. Per noi studiosi del mondo agonale antico questo documento è di vitale importanza perchè ci da un resoconto di quel mondo ormai perduto, e ci induce a sondare la  "visione" di personalità come Filostrato,  che osservavano dal di fuori, il gesto atletico.
Questo trattato si divide, in una sorta di premessa iniziale, con dei contenuti sulle origini dell'atletismo, seguito  da capitoli dedicati all'atletica in generale,sulla cultura dell'allenatore; e si procede con lo studio dell'allenamento e delle sue fasi più importanti. 
Prima di presentae dei frammenti di questo opuscolo, riteniamo opportuno dire che per i Greci, l'allenatore e l'istruttore erano due ruoli separati, ognuno con dei compiti specifici da svolgere nel Ginnasio.
Quà sotto sono illustrati alcuni passi, tra parentesi alcuni note aggiunte per comprendere meglio lo scritto:

10. il pugilato arcaico veniva preparato nel modo seguente: quattro dita venivano infilate in uno strofio (fascia di tessuto) e uscivano da sopra lo strofio tanto da formare un pugno; erano tenute ben strette da una fascetta di cuoio, che gli atleti facevano scendere dall'avambraccio a mò di protezione. Adesso, invece, tutto è cambiato. Si conciano pelli di buoi grassi e se ne trae una correggia (striscia di pelle) da pugilato aguzza e prominente. Il pollice però non coadiuva le altre dita nel colpire in risposta alle ferite ricevute, quasi che non combatta la mano nel suo complesso. Perciò, dagli stadi si escludono le corregge di pelle di cinghiale, perchè si ritiene che le ferite da loro prodotte siano dolorose e difficili da curare.

11. Lotta e pancrazio sono stati creati come esercizio conveniente alla guerra. lo dimostra in primo luogo l'impresa di Maratona, combattuta dagli Ateniesi a questo modo, in secondo luogo quella delle Termopili, quando gli spartani, spezzatesi loro le spade e le lance, lottarono in più casi con i pugni nudi.
Fra quante sono le attività atletiche, si mette in primo luogo il pancrazio, benchè sia costituito da lotta e da pugilato imperfetti. E' posto in primo luogo da tutti, ma non dagli Elei, che hanno ritenuto la lotta più vigorosa e più dolorosa, non soltanto per il corpo a corpo delle prese, cui occorre avere un fisico agile e pronto, ma anche perchè presso di loro si deve combattere tre volte, tale è il numero delle messe a terra necessarie. Ritenendo sconveniente dar la corona ad un atleta senza combattimento serio, però non ne escludono il lottatore, perchè la legge olimpica vuole che una vittoria di questo genere competa solo a una lotta che faccia curvare le spalle e faccia penare. E chiara mi pare la ragione per cui la legge ordina cosi'.
Se è vero che gareggiare a Olimpia è cosa estremamente seria, l'allenamento precedente sembra ancor più difficile. Per quanto riguarda le gare leggere, il corridore del dolico (corsa lunga) si eserciterà per circa 8 o 10 stadi. Il Pentatleta in una delle leggere, i corridori del diaulo (corsa corta) o nello stadio o in entrambe su tre. Nulla c'è di difficoltoso in tutto questo: il sistema degli esercizi leggeri è semplice ed uguale, sia che allenatori siano gli Elei sia altri. Invece, L'atleta degli esercizi pesanti si allena sotto la guida degli Elei nella stagione dell'anno in cui il sole brucia la melma nella parte più bassa dell' Arcadia, ed è costretto a sopportare una polvere ancor più calda delle sabbie etiopiche, e cosi', cominciando dal mezzogiorno, si rinforza. Di queste specialità tanto affatticanti la più laboriosa è la lotta. Il pugilatore, quando giunge il momento opportuno per l'ingresso nello stadio, sarà ferito o ferirà, assesterà pedate negli stinchi, e, se ben allenato, darà prova solamente di una parvenza di combattimento; il pancrazista invece si impegnerà in tutte le forme che il pancrazio offre, ma durante l'allenamento solo ora in una specialità, ora in un 'altra. La lotta invece è sempre uguale, tanto in allenamento quanto in gara vera e   propria. In entrambi i casi la lotta offre modo di provare quanto l'atleta sa e quanto può, e a buon diritto essa è chiamata "la Storta". La lotta infatti consiste tanto di posizioni curve quanto erette. Per questo gli Elei premiano con la corona il più allenato, soltando l'essersi ben allenato.

14. Che cosa dunque occorre pensare della ginnastica? Che altro, se non ritenere che essa costituisce un sapere composto di medicina e di pedotribia, più completa di quest'ultima, ma parte della prima? Io mostrerò quanto di entrambe essa faccia parte.
Il pedotriba (L' istruttore) insegnerà i tipi di presa della lotta, sottolineando i momenti giusti, l'impiego della forza e l'esatta misura e come ci si possa difendere o si possa aver la meglio su di uno che si sta difendendo, e anche l'allenatore insegnerà queste cose ad un atleta che non le conosce ancora. Ma è anche il caso che quello debba trattare della lotta, del pancrazio o del come evitare o controbattere la superiorità degli avversari, cose in nessuna delle quali l'allenatore è esperto, se non è informato di quel che spetta al pedotriba: in questo le due discipline sono eguali. Ma dimunuire gli umori, togliere il superfluo, massaggiare la pelle arida oppure ingrassarla o modificarla o riscaldarla, tutto ciò appartiene al mestiere dell'allenatore. Questi particolari il pedotriba non li conosce, oppure, se ne sa qualcosa, se ne servirà male sui giovani, molestando sangue nobile e fresco.(...)

17. L'allenatore porta con sè anche uno strigile (strumento in bronzo per eliminare la miscela di sabbia e olio che si formava sulla pelle), forse per il seguente motivo: a Olimpia è necessario che l'atleta in palestra si copra di polvere e si trovi esposto al sole; perchè non danneggi la propria costituzione, lo strigile gli ricorda l'uso dell' olio e gli dice che deve usarlo in tale abbondanza che, dopo unto, occorre detergerlo.(...)

20. Molti e meritevoli di ampio discorso sono gli esempi di come gli allenatori abbiano giovato agli atleti, sia esortandoli sia punendoli, oppure minacciandoli o giocando d'astuzia. Possono essere qui ricordati i casi più rimarchevoli. L'allenatore Tisia portò alla vittoria Glauco di Caristo (importante pugile che stava perdendo in gara) esortandolo cosi' a colpire:<Quello dell'aratro!> e questo significava di portare contro l'avversario l'attacco di destro. Difatti, Glauco era talmente forte in quel braccio, che in Eubea una volta aveva raddrizzato un vomere, che s'era incurvato, battendolo col suo destro a mo' di martello.

21. L'allenatore Erissia risollevò, sino a fargli desiderar la morte, il pancrazista Arrichion, che stava combattendo la sua terza olimpiade per la corona, ed era sul punto di cedere, e da fuori gli urlò: <Che bel lenzuolo funebre è non cedere a olimpia!>.

23. Da Mandrogene di Magnesia io personalmente ho sentito dire che verso il suo allenatore egli aveva il debito della perseveranza che in gioventù aveva dimostrato nel pancrazio; raccontava che suo padre gli era morto, che la sua famiglia era soggetta alla madre, donna virile e abile, e che a lei il suo allenatore aveva scritto questa lettera :<Se tu dovessi sentir dire che tuo figlio è morto, credilo pure, ma che è stato sconfitto, non crederlo affatto>. Era solito affermare che, per rispetto di questa lettera, aveva sfoderato tutto il suo coraggio, per non ingannare l'allenatore e per non deludere sua madre.

da Filostrato di Lemno, Il manuale dell' allenatore, Interlinea, 1995 Novara

foto: Disegno da vaso greco a figure rosse. Monaco, Antikensammlungen.

argomento: documenti, allenatore, filostrato

1 ottobre 2009
Fonti: Filostrato sul Pankration

Dall' opera le Immagini di Filostrato di Lemno, autore del manuale dell'allenatore (Peri Gymnastike) nel II sec. d.c. uno spaccato veloce sul Pancrazio:

Coloro che praticano il pancrazio, ragazzo mio, praticano una lotta pericolosa; bisogna infatti ricorrere a colpi sul viso, il che non e' certo sicuro per l'atleta, a intrecci di lotta nei quali e' possibile prevalere solo fingendo di soccombere e c'e' bisogno anche di astuzia e serrare l'avversario ora qui e ora la'; entrambi i contendenti si contrastano con la caviglia, torcono il braccio senza smettere di colpire e balzare addosso all'antagonista; nel pancrazio, infatti, tutte queste tecniche , eccetto il mordere o il graffiare, sono consentite. I Lacedemoni (1), invece, ammettono anche queste mosse perche' credo che loro praticano la lotta per prepararsi alle battaglie; nelle gare dell' Elide (2), pero', queste due tecniche sono vietate, mentre e' consentito soffocare l'avversario.

Filostrato, Immagini II, 6.
Legenda:  1- Spartani      2- Olimpia

argomento: documenti, fonti

Iscrizione del pancrazista Markos Aurelios Asklepiades
Da un iscrizione Greca nella citta' di Roma posta su statua risalente al 200 d.c. ora nei Musei Archeologici di Roma leggiamo:
"Sono Markos Aurelios Asklepiades, anche denominato Hermodoros, custode maggiore del tempio del grande Dio Sarapis, sacerdote principale dell' Associazione Atletica Universale, presidente per vita, direttore dell' associazione delle terme imperiali; Sono un cittadino di Alessandria, Hermopolis e Puteoli; un membro del Consiglio della città di Napoli, di Elis e di Atene; ed anche un cittadino e un membro del Consiglio di molte altre città.
Ero un vincitore del Periodos nel Pankration. Ero imbattuto, mai sono stato  atterrato, mai mi sono appellato. Ho vinto tutte le competizioni a cui ero iscritto; non ho mai contrastato una decisione, nessuno ha mai osato contestare una delle mie vittorie; mai mi sono ritirato da una gara o ho abbandonato una competizione  o mai ho rifiutato di lottare, né ho mai chiesto favori imperiali, né una delle mie vittorie nelle gare e' dovuta essere rifatta; invece sono stato incoronato in tutti concorsi che ho partecipato entrando sempre nell'area dedicata alla lotta, ho partecipato a tutti test preliminari per essere selezionato in anticipo. Ho gareggiato in Italia, in Grecia ed in Asia, ho vinto tutti le gare elencate qui:
Ho vinto nel Pankration le Olimpiadi a Pisa nella  240esima Olimpiade [ANNUNCIO 181], a Pythia, a Delfi, a Isthmia due volte, ai giochi di Nemea due volte (nella seconda occasione tutti i miei rivali si sono ritirati), ai 'giochi dello scudo' di Hera ad Argos, i Capitolia a Roma due volte, agli Eusebia a Puteoli due volte (nella seconda occasione tutti i miei rivali si sono ritirati dopo la seconda estrazione), ai Sebasta a Napoli due volte (nella seconda occasione tutti i miei rivali si sono ritirati dopo la seconda estrazione), ai giochi di Aktia in Nikopolis due volte (nella seconda occasione tutti i miei rivali…). In tutto ho competuto per sei anni, mi sono ritirato dalle competizioni all'età di 25 anni, a causa dei pericoli e delle gelosie che ho incontrato. Dopo che sono andato in  pensione per un po di tempo sono stato costretto a tornare a competere nel festival olimpico della mia città  Alessandria nella sesta olimpiade Alessandrina  ed ho vinto nel Pankration anche la."

argomento: documenti, fonti

14 luglio 2009
Storia: L'odio Giudaico-Cristiano contro L'atletismo
 
Il cristianesimo nella sua lunga vita ha cercato con tutta la sua violenza di erigersi a baluardo della verita' cercando con tutti i mezzi di eliminare altre vie spirituali, pratiche e comportamenti non consoni con l'etica e la morale di Cristo. Nella sua fase arcaica divenendo religione dell' Impero Romano ormai in decadenza, incomincio' a vietare le pratiche pagane tra le quali l'agonismo atletico e le sue gare. L'imperatore Teodosio passato alla storia come il primo che ufficializzo' il Cristianesimo come religione di stato dell' Impero tento' con tutta la forza di sdradicare la cultura e i rituali pagani.
In questo breve tratto del suo Codice ( XVI, 10,25) leggiamo:
"Ordiniamo che tutti i loro santuari, templi e luoghi sacri, se ancora ne esistono di integri, siano demoliti per ordine dell'autorita' e siano riconsacrati erigendovi il segno della venerabile religione Cristiana. Tutti siano a conoscenza del fatto che se dovesse risultare, a seguito di prove al cospetto del giudice competente, che qualcuno s'e' preso gioco di questa legge, sara' punito con la morte."
Ma gia' dal  secolo  precedente, con l'Imperatore Costantino, le persecuzioni e i divieti dei riti, delle manifestazioni e delle idee pagane erano iniziati a dilagare nell' Impero Romano.
Ad un analisi accurata si puo' vedere che e' proprio la base delle credenze e dell'etica morale giudaica, che ha origine con i fondamenti della dottrina religiosa ebraica, ad opporsi Palaestra(gym) at Thuburbo Majusa qualsiasi morale corporale e a qualunque metafisica del corpo e delle passioni, perno basilare del mondo religioso greco-romano e di tutto il paganesimo antico.
Proprio la diffusione della cultura greca classica nel vicino oriente antico porto' alcune frange delle popolazioni locali ad una rivalsa e ad un odio verso queste nuove concezioni. Il popolo ebraico fu uno dei piu tenaci nella resistenza all'influenza dell'ellenismo e delle sue istituzioni tra cui il ginnasio, la palestra ed i giochi agonali. Questa resistenza divenne proprio una vera guerra ideologica, e non solo, contro la cultura ellenica.
Nel seguente passo della Bibbia (Maccabei 4,10-16) anche se in una visione di parte, apprendiamo quale fu l'atteggiamento di alcuni gruppi giudaici all'arrivo della cultura atletica greca e alla fondazione della palestra a Gerusalemme:
"Intanto Seleuco mori' e Antioco, detto anche Epifane, divenne re al suo posto. Giasone, fratello di Onia, ottenne con sistemi corrotti la carica di sommo sacerdote: ando' a trovare il re e gli promise di piu' di centoventi quintali d'argento e altri ventisette provenienti da altre entrate. Egli promise in aggiunta cinquanta quintali d'argento se avesse ottenuto il permesso di fondare, di sua autorita', un ginnasio e una palestra e di dare la cittadinanza antiochena agli abitanti di Gerusalemme. Il re fu d'accordo e Giasone, preso il potere, impose subito alla nazione il modo di vivere dei Greci. Negli anni precendenti, i re avevano benignamente fatto delle concessioni agli Ebrei: per loro aveva interceduto Giovanni, padre di Eupolemo, che era andato a Roma per stringere un patto di amicizia con i Romani. Ora invece Giasone aboli' quei privilegi, distrusse le legittime istituzioni e introdusse consuetudini contrarie alla legge di Mose'. Giasone si affretto' a fondare una palestra proprio sotto la fortezza e obbligo' i giovani piu' vigorosi a vestirsi come i Greci. l'influenza greca comincio' quindi a farsi sentire. Gerusalemme fu totalmente invasa dalla moda straniera a causa dell'arroganza dell'empio Giasone, che non si comportava affatto come sommo sacerdote. I sacerdoti non curavano piu' la liturgia, anzi disprezzavano il Tempio, trascuravano i sacrifici e, al primo segnale dato col disco nella palestra, partecipavano con ardore ai giochi proibiti dalla legge di Dio. Non avevano piu' stima delle gloriose imprese della loto patria e invece apprezzavano al massimo gli onori promessi dai Greci. A causa di tutto questo, una grossa disgrazia piombo' su di loro: proprio quelli di cui imitavano le gare atletiche e ai quali volevano somigliare in tutto, si trasformarono in loro nemici e violenti contestatori. Non si possono trasgredire impunemente le leggi di Dio" [...]

Davide Ferro

foto: La palestra di Thuburbo Majus
 

argomento: documenti, storia

14 luglio 2009
Eneide: il Pugilato e i C
aestūs
Leggendo questo passo del poema epico L'Eneide, non si puo' non rimanere sorpresi dal realismo del linguaggio e di espressione che l'autore, Virgilio, usa per farci addentrare in incontro di pugilato effettuato durante gli agoni funebri fra Troiani e Siciliani in memoria del padre di Enea.
Il poeta ci presenta questo scontro aggiungendo particolari che aveva potuto osservare ed ammirare durante i combattimenti che si tenevano in eta' agustea, durante le gare e gli spettacoli; particolari, come la descrizione e la presentazione dei Cesti (non esistenti in epoca pre-romana quale la leggenda di Enea fa riferimento) i famosi Caestūs, i guantoni pesanti che nel periodo imperiale i pugili indossavano e che per la loro struttura di pelle e metallo potevano essere talvolta letali, infatti Virgilio ci mostra come i pugili stessi avessero timore di tali Cesti.
Sono passati duemila anni dalla creazione di quest'opera epica, uno dei capisaldi della nostra cultura, ma la vicinanza nel modo di presentare, come in questo caso, uno scontro pugilistico, ci porta a riflettere come pur passando tanti secoli, l'attualita' di tale rappresentazione  affascina e per tanti e' simile ad una cronaca sportiva dei giorni nostri.

Terminate le corse e la distribuzione dei premi:
< Ora chi se ne sente la forza e il coraggio venga a porsi in guardia coi cesti sul pugno>.
Cosi dice Enea . Subito viene avanti Darete ostentando gran forza,
altissimo se ne leva un murmure di meraviglia;
pronto alla scontro, alza il capo e mostra le spalle larghe e schermisce con l'ombra
avventando gran destri e sinistri nell'aria.
Ne' trova avversari, nessuno fra tanti osa affrontarlo infilando le mani nei cesti.
Allora Aceste (1) con gravi parole rimprovera Entello
che gli sedeva vicino sull'erba verde del prato:
<O Entello invano una volta fortissimo tra gli eroi,
senza nessuno scontro lascerai portar via dei doni cosi' belli, indifferente?>
E lui:< Certo non e' la paura a privarmi di desiderio di gloria e d'amor della lode>.
Cosi' detto getto' in mezzo al campo due cesti d'incredibile peso,
quelli con cui l'aspro Erice (2) soleva ferrare le mani quando faceva a pugni.
Ne stupirono tutti tanto eran rigidi e duri: sette strisce di cuoio grosse e pesanti di piombo e di ferro intrecciato.
Per primo se ne meraviglia lo stesso Darete e rifiuta simili armi di lotta;
il magnanimo Enea soppesandoli in mano ne ammira la grandezza.
E il vecchio atleta allora:< Non temere, ti faccio grazia dei cesti d'Erice, e tu rinunzia ai tuoi>.
Cosi' detto si tolse il mantello di dosso
e rivelo le membra grandi, le grandi spalle,
e grande si pianto' nel mezzo dell'arena.
Allora il figlio d' Anchise fece portare due paia
di cesti d'egual peso,ne armo' le loro mani.
Si mettono subito in guardia, le braccia levate,
e saltellano intrepidi sulle punte dei piedi.
Tengono  indietro le teste per sottrarle ai colpi,
fintano e schivano, menano pugni d'assaggio.
Darete e' giovane ed ha un miglior gioco di gambe,
l'altro e' piu' grosso e piu' grande, ma le ginocchia gli tremano,
gli manca il fiato, l'affanno gli fa palpitare le membra.
Invano si scambiano colpi, ne suonano invano i toraci robusti, i pugni fischiando
ruotano a vuoto nell'aria intorno alle tempie
e le mascelle crepitano sotto terribili sventole.
Il piu' pesante Entello sta immobile, in tensione,
tutto attento, schivando i colpi col minimo sforzo.
Darete come chi attacca con macchine d'assedio
una citta' od un castello montano, con molta malizia
cerca una via per colpirlo, e lo assale qui e la' 
con ogni sorta di finte, ma sempre senza successo.
Entello alzo' la destra: Darete capi'
che razza di colpo piombasse e lo schivo' con un salto:
Entello colpi' solo l'aria e pesante com'era
cadde a terra di schianto con tutta la mole del corpo
come cade talvolta sull'Erimanto  o sull' Ida
un pino sradicato e  corroso di dentro.
Balzano in piedi i Troiani e la gioventu' siciliana
con sentimenti opposti; un grido sale al cielo,
Aceste accorre per primo e aiuta l'amico a rialzarsi.
Ma la grave caduta non lo spaventa ne' attarda,
l'eroe torna alla lotta piu' impetuoso e accanito,
e schiumando di rabbia - poiche' la vergogna
e la coscienza del proprio valore gli accende le forze -
ardente rincorre per la pianura Darete
Raddoppiando sinistri e destri. Senza respiro:
come i nembi tempestano i tetti delle case
Con molta grandine, cosi' l'atleta colpisce DArete
con entrambe le mani e lo sbatte qua e la'.
Allora il padre (3) non volle che lo scontro
continuasse furioso e che Entello superbo
incrudelisse: interruppe lo scontro, salvo'
Darete consolandolo con belle parole:
< Infelice, sei pazzo? Non vedi che le forze
sono cambiate e che i Numi ti sono avversi? Cedi
al destino!>. Cosi' pose fine al massacro.
I compagni se lo trascinarono via
malfermo sulle gambe, per portarlo alle navi,
e ciondolava la testa, mentre sputava sangue
con denti sanguinanti.

Legenda:
1- E' il re di Segesta e Drepano in Sicilia presso cui i Troiani sono ospiti 
2- Erice famoso pugile siciliano maestro di Entello
3- Enea
   

argomento: documenti, , fonti, pugilato, eneide, caestus