18 agosto
Tecniche: I pugni caricati
ll caricamento dei pugni era una delle caratteristiche principali degli agoni pesanti antichi. Nel panorama contemporaneo sono pochissime le discipline che hanno sviluppato questa metodologia.
Il
pugilato moderno di scuola anglosassone, anche se in maniera differente, fino a qualche decina di anni fa contemplava regolarmente tali esecuzioni. Molti campioni sono arrivati in vetta grazie alla loro destrezza nell'usare questo tipo di metodologia, che solo per colpa della mentalita' olimpica moderna e' stata ridimensionata, scomparendo completamente in nazioni come l'Italia, ma viva ancora in alcuni atleti di fama mondiale. Basta pensare a quante volte si e' visto Mike Tyson caricare un pugno e mandare al tappeto l'avversario. Rocky Marciano usava spesso questo tipo di tecnica nei suoi incontri, e molti suoi knock out (KO) dati agli avversari, erano dovuti a tali attuazioni.
Inoltre con il nascere delle moderne competizioni totali come il Vale Tudo o le piu' conosciute MMA, i pugni caricati sono tornati, anche se ancora poco studiati e con metodologie diverse, ad essere usati. Alcuni atleti, di queste nuove discipline, individualmente o istintivamente cercano di effettuarli anche se in maniera grezza, a-tecnica e non combinata, proprio perchè tali sport nella loro maturazione in via di formazione, sentono, come in passato, il bisogno di tecniche di
potenza.
Nel mondo antico i pugni caricati erano già presenti nelle prime fasi pre-olimpiche del pugilato, forse perchè tali tecniche erano istintive e naturali quando si cercava lo scontro diretto.
Il pugilato antico cercava di usufruire "ossessivamente" di tali colpi durante tutte le fasi dello scontro. Il problema principale di queste esecuzioni era lo "scoprirsi" in fase di attacco, proprio nel momento del caricamento; per ovviare a questa pericolosità si erano create delle guardie e delle posizioni di difesa complesse che passavano dall'apertura totale a quelle di chiusura strettissima.
Vediamo le tecniche principali dei pugni caricati:
I diretti venivano caricati portando il pugno all'altezza dell'orecchio e il braccio in posizione
orizzontale. Da tale posizione esistevano due modi per tirarli contro il bersaglio: il primo effettuando una traiettoria orizzontale, il secondo era quello di alzare la spalla per tirarli con una pendenza di una decina di gradi verso il basso, così da aumentarne ulteriormente l'impatto di potenza. Questo ultima attuazione non va confusa con una tecnica simile, piu' potente, e piu' usata, il cosidetto mezzo gancio.
Molte volte questo tipo di diretto era tirato in combinazione con pugni diretti non caricati che potevano anche colpire a mano aperta, per distrarre l'avversario, prima del colpo caricato.
I pugni a martello avevano diversi "gradi" di caricamento: da quello che partiva direttamente dalla guardia a quello supercaricato che portava a roteare tutta la spalla . Questa tipologia di pugno,
insidiosissima, veniva tirato molte volte in combinazione con il diretto per confondere le varie traiettorie d'esecuzione, prevedeva un uso sapiente di tecniche di difesa dovute anche in questo caso alle aperture pericolose che venivano effettuate dallo stesso attaccante. In questo tipo di metodo si usava inoltre imparare bene la flessione delle gambe che aiutavano allo scaricamento di tutta la potenza caricata dalla parte superiore del corpo. Nelle Olimpiadi classiche, molti KO erano dovuti a questo tipo di pugno che produceva lo stesso effetto del montante al mento nel pugilato attuale. Infatti il modo di abbattersi portava lo stesso movimento traumatico di oscillazione del capo che causava l'incoscienza totale.
Da dire anche che l'atleta veniva abituato sin dall'inizio della pratica a non abbassare mai la testa in determinati modi, per non esporre la nuca, specialmente nelle fasi del pugilato nel Pankration, ad essere percossa da tali colpi.
I montanti era tirati raramente dalla distanza ed erano preferiti solo nelle fasi del corpo a corpo. Questo colpo aveva due tipi di caricamento: uno partiva con lo stesso metodo di quello del gancio e serviva per i colpi alla parte superiore del corpo, molte volte con traiettorie oblique ; l'altra tipologia di percussione, usata moltissimo dai pancrazisti durante la lotta in piedi, veniva caricata spostando il busto verso il basso, come avviene attualmente in molti incontri di pugilato di pesi massimi americani, e colpendo tutti i bersagli intorno al busto, compresi i reni. Il montante al mento non era conosciuto come lo intendiamo nel pugilato moderno, mentre i mezzi montanti tirati da tutte le direzioni erano usati anche nella lotta a terra del Pankration.
I ganci di potenza erano tirati in situazioni particolari e i caricamenti erano larghi. Questi colpi erano preferiti alla c
orta distanza o nelle fasi di presa del Pancrazio (prese vietate e punite con frustate nel pugilato).
Questo pugno veniva effettuato con la torsione quasi completa del busto e con il braccio piegato e flesso. Tale movimento portava ad un impatto potentissimo. Uno dei metodi piu' apprezzati e spettacolari nel tirare questo tipo di percussioni era invece quello di una sorta di pugno circolare con traiettoria larga. Questo colpo avveniva caricando, con il braccio quasi teso, roteando completamente la spalla e portando talvolta la gamba del braccio attaccante in avanti, per scaricare tutta la potenza accumulata nel caricamento. Tale pugno colpiva con il dorso superiore della mano. Questo colpo era anche tirato per "rompere" la guardia di difesa dell'avversario.
Nel Pankration erano usati anche i pugni nella lotta a media altezza e in quella a terra. Queste percussioni erano studiate ed allenate con attenzione data la difficoltà nel tirarli in tali posizioni. Nel cercare in queste fasi di caricare i pugni la pericolosità nell'effettuarli era dovuto per lo piu' dall'altro arto occupato a trattenere il braccio o il collo dell'avversario.
In questa fase del combattimento stranamente chi era supino non riusciva
a caricare molto per causa dell'equilibrio sempre instabile, mentre quello spallato era per la maggiorparte impossibilitato a caricare gli stessi pugni.
Nell'effettuare comunque tali caricamenti si pressuponeva una "preparazione" delle articolazioni dell'atleta alla supersollecitazione tendinea.
Il condizionamento era la base di tali tecniche e ciò avveniva con il tempo e con l'uso quotidiano di sacchi, pesi e con lo svolgimento di particolari esercizi. Da dire anche, che il problema della velocità di esecuzione, che con queste tecniche diventava subordinato alla larghezza del caricamento, veniva risolto combinando pugni veloci con quelli caricati ma anche disturbando l'avversario con prese rapide.
foto 1: Rocky Marciano carica il gancio che mandera' Ko l'avversario.
foto 2 : Judah carica il diretto su Johnson
foto 3 : Vaso a figure nere. Pugile caridca diretto. Foto da catalogare
foto 4 : Vaso Kilix a figure rosse. Pancrazista effettua il pugno a martello mandando KO l'avversario. All'incirca 510 a.c. Museo dell' Agora, Atene.
foto 5: Due figure romane in terracotta (atleti africani). Montante colpisce al mento. II-I sec. a.c. British musem, Londra.
foto 5: Pugile in bronzo itifallico, romano in caricamento del gancio. I sec a.c. Collezione privata francese.
foto 6: Vaso Kilix a figure rosse. Pittore Onesimos. Ultimo periodo arcaico, all'incirca 490-480 a.c.,. Museum of Fine Arts, Boston.
24 luglio 2009
Le lotte discendenti dagli agoni antichi:
La lotta turca (Yağli Güreş)
La lotta turca è uno degli sport più antichi ancora praticati al giorno d'oggi, "nipote" della lotta antica greca é sport nazionale in Turchia. Nell'osservare un incontro di questa forma di combattimento , tornano in mente, anche se volgarizzate: tecniche, cerimonie e modi di fare rilegate al mondo del passato. A primo impatto le sfide possono sembrare rozze, grette e poco spettacolari ma è solo perchè questa lotta, come gli agoni antichi, prediligono la forza e la potenza. Il primo torneo, anche se arrivato a noi in forma leggendaria, di questo sport si ha nel 1362, la tradizione racconta che quaranta cavalieri, dopo aver
guerreggiato per la conquista della Rumelia, una regione dell'impero Ottomano, durante il loro riposo serale organizzarono un torneo di lotta nel loro campo . Due di loro dopo lo scontro che durò tutta la notte furono trovati morti ancora in presa di lotta. Furono sotterrati e dove erano sepolti fuoriuscì un ruscello d'acqua. La gente del posto incominciò a chiamare quel luogo kirk pinar (quaranta sorgenti) e da allora il torneo fu chiamato così e divenne il più famoso di questa specialità. Tutt'oggi il kirkpinar è equivalente al campionato del mondo di lotta turca. Ogni anno da 700 anni si ritrovano i migliori atleti e per tre giorni si scontrano e competono sull'erba fresca, dichiarando l'atleta vincitore il migliore lottatore, una sorta di eroe che e' onorato oltre che con la fama e il denaro anche con una cintura d'oro pesante un kilo e mezzo del valore di 20000 euro.
La lotta turca ha moltissime competizioni, gare e tornei; gli atleti pehlivan, indossano solo un pantalone corto, kisbet o kispet , pesante circa 10kg di pelle di vitello o di caprone, durissimo e resistentissimo alle trazioni e alle prese. Infatti alcune volte vengono anche inserite le braccia all'interno per cercar di effettuare delle proiezioni "strane" ai concetti della lotta moderna. Ci sono 12 categorie di peso e la caratteristica principale è l'uso abbondante di olio di oliva sul corpo...durante l'ultimo kirkpinar si sono consumati circa 1000 litri di olio. Usato per motivi "sacri" e religiosi, l'olio di oliva, serve anche per contrastare l'effetto del sole oltreche per "elasticizzare" la pelle ed evitare raschi; oltretutto il lavoro di presa in queste condizioni scivolose è enorme.
Prima degli incontri tutti gli atleti partecipano ad un riscaldamento-cerimonia, la peshrev, cioè una camminata a grandi falcate, ondeggiando le braccia e roteando le ginocchia in una specie di danza a tempo con i tamburi davul e i flauti zurna, questa fase serve sopprattutto a concentrarsi allo sforzo successivo.
Nella lotta turca le prese basilari sono circa una decina dalle quali derivano altre prese secondarie. Ci sono inoltre delle proiezioni, tecniche di sgambetto, pressioni e leve; l'atleta vince quando "spalla" l'avversario o quando questo si arrende. L'incontro che in secoli è cambiato poco, vidde circa una ventina di anni fà l'introduzione della durata di una gara, prima illimitato e ora con un massimo di
40 minuti.
Ci sono molte particolarità in questo sport:
-Il lavoro con la testa e le pressioni con gli avambracci sono fondamentali; all'inizio dell'incontro sono proprio queste pressioni a decidere il corso della competizione che segue. La parte superiore della fronte cerca sempre di premere su tempie, sul naso, sul mento o sulle spalle dell'avversario e molte volte anche sulla schiena.
-Molte gare vengono effettuate in piena estate nelle ore dove il sole è più forte, atleti forti molte volte perdono per questo fattore chiave di resistenza al caldo.
-Ci sono molte sub-tecniche della lotta a mezza-altezza e qualche volte si possono vedere le leggendarie posizioni sulle ginocchia, rappresentate sui reperti antichi.
-Esistono molte posizioni in equilibrio, molto rischiose per la causa di venir spallati all'improvviso. Queste azioni richiedono molto tempo di allenamento per venir effettuate con bravura. Nella lotta greco-romana moderna e nella lotta libera sono state eliminate e vietate dopo qualche anno dal loro approdo all'età moderna, per causa delle molte distorsioni gravi dovute alle conseguenze di queste azioni. (La lotta libera comunque ne ha mantenute alcune).
La lotta turca sebbene sia una lotta semplicissima ha il suo fulcro e le sue difficoltà nel dosaggio della forza e della potenza di presa prolungata. Inoltre questa lotta riveste un'importanza particolare per la sperimentazione atletica dovuta ai molti aspetti di collegamento e connessione con l'antichità, come "materiale archeologico vivente".
Giovanni Latera
foto: kirkpinar






