1 novembre 2009
Archeologia: Ginnasio Romano o Sarapeum?
Tra le antiche vestigia di Siracusa
È il 1864 quando, nell’immediata periferia di Siracusa, l’archeologo Saverio Cavallari porta alla luce i resti di un monumentale edificio. Dallo scavo cominciano a mano a mano ad affiorare resti di colonne corinzie, pezzi di statue di personaggi romani; vengono ancora alla luce i resti di un grande porticato, il basamento di un tempio e la cavea di un piccolo teatro semisommerso dall’acqua. Dopo secoli di
oblio l’antica Siracusa, quella dei fasti greci e romani, torna in superficie attraverso quei resti. Il Cavallari e gli archeologi che continuano la sua opera cominciano ad interrogarsi: “Davanti a cosa ci troviamo?”
In aiuto degli studiosi arrivano gli autori antichi, Cicerone in primo luogo, il quale nella sua celeberrima orazione contro Verre, ex governatore romano della Sicilia che aveva saccheggiato e derubato l’isola, fa una minuziosa descrizione della topografia, degli edifici e dei monumenti dell’antica Siracusa. Proprio in quel luogo appena scavato, Cicerone colloca vari importanti edifici pubblici ognuno dei quali si candida ad essere il monumento portato alla luce. L’oratore romano parla in particolar modo della tomba di Timoleonte, importante politico siracusano del III sec. a.C. al quale furono tributati grandi onori per aver posto fine ad una guerra civile a Siracusa, e descrive, in corrispondenza della stessa tomba, un ginnasio, luogo deputato all’educazione dei giovani con, in genere, larghe aree immerse nel verde, campi per la corsa e per gli esercizi ginnici e spazi per l’apprendimento. Gli archeologi portano alla luce un grande porticato, probabilmente usato per delimitare i campi per gli atleti, e la cavea del teatro, forse adibita allo svolgimento delle lezioni.
Quest’ipotesi non ottiene mai una conferma definitiva mentre ulteriori scoperte archeologiche fanno avanzare agli studiosi un’ulteriore affascinante supposizione. A meno di duecento metri dal sito viene trovato un frammento di iscrizione in latino. Quel poco che rimane del testo cita un magistrato romano che, a proprie spese, aveva restaurato il Serapeum, il tempio dedicato a Serapide, dio il cui culto proveniva dall’oriente e che era giunto nelle colonie greche d’occidente sull’onda della cultura cosmopolita d’epoca alessandrina. Serapide era a quell’epoca già venerato in Egitto e, secondo alcuni, il suo culto si era sviluppato fondendo i rituali di due divinità antichissime: Osiris e Api. I Greci, venendo a contatto con gli antichissimi culti egiziani e confrontandoli con i propri, vi trovarono corrispondenze con gli attributi delle proprie divinità, in particolar modo Zeus, il re degli dei, Ades, il re degli inferi, e Asclepio, dio della medicina. Per questo motivo Serapide veniva sempre rappresentato con l’imponente volto del re degli dei e accompagnato dal cane a tre teste Cerbero, guardiano degli inferi, e con attributi quali il bastone di Asclepio con il serpente attorcigliato.
Sebastiano Leggio
Archeologia scoperte e misteri:
Il "computer" più antico del mondo segnava il calendario delle Olimpiadi
Per oltre un secolo studiosi e appassionati si sono chiesti a cosa servisse. Ora sappiamo che una delle sue funzioni era di calcolare le date dei Giochi.
Un mistero svelato. Fin dal suo ritrovamento, l'inestimabile marchingegno aveva fatto arrovellare scienziati e semplici appassionati sulle sue reali funzioni, e, nel corso degli anni, diverse ricerche avevano cercato invano di fare luce sul suo mistero. Fino ad ora l'ipotesi più accreditata era che servisse a mostrare i cicli astronomici. Un gruppo di ricercatori inglesi, greci e statunitensi ha invece scoperto che uno dei suoi quadranti segna le date delle antiche olimpiadi.L'importanza delle Olimpiadi. In un'intervista pubblicata sulla rivista scientifica Nature, Tony Freeth, membro dell' Antikythera Mechanism Research Project, ha dichiarato di essere rimasto molto sorpreso al momento della scoperta. Secondo Freeth "il ciclo Olimpico era molto semplice, di soli quattro anni, e in teoria non sarebbe stato necessario un meccanismo così complesso per calcolarlo". "In fin dei conti però - ha concluso Freeth - allora come oggi i Giochi erano un evento di straordinaria importanza, e la loro presenza nel meccanismo non è quindi così innaturale".
Il padre di tutti i computer. Nella sostanza il "Meccanismo di Antikythera" è un assemblaggio di
quadranti e griglie in bronzo della dimensione di un dizionario e della complessità di un orologio svizzero. Può essere considerato il padre e precursore di tutte le strumentazioni scientifiche. Un'idea di Archimede?. Ma c'è di più, l'appartenenza alla famiglia corinzia dei mesi incisi sul quadrante lascia aperti molti spiragli all'immaginazione. Corinto, nella Grecia centrale, aveva stabilito colonie a Corfù e in Sicilia, dove viveva Archimede. Lo scienziato, noto ancora oggi per le sue grandi invenzioni, morì proprio in Sicilia nel 212 a.C. Secondo Alexander Jones, professore all'Institute for the Study of the Ancient World in New York, il meccanismo è stato costruito sicuramente dopo la sua morte, ma, se venisse da Siracusa, potrebbe essere opera della scuola di scienziati e inventori da lui ispirata.
La riproduzione in bella mostra. Il dispositivo era stato trovato nel 1901 nei pressi della piccola isola di Antikythera, tra Creta e la Grecia. Un cercatore di spugne marine lo aveva avvistato fra altri tesori in un relitto romano. Oggi se ne può vedere una riproduzione, in quanto l'originale continua a essere sottoposto a studi, nel museo Archeologico nazionale di Atene.
Mirko Peddis
foto 1:Antikythera mechanism ,150 to 100 BC , Museo archeologico di Atene.
foto 2:Museo Archeologico Nazionale di Atene: una riproduzione del "Meccanismo di Antikythera"
27 settembre 2009
Archeologia: Il pugile delle terme
Questa statua rappresentante un pugile in riposo nei momenti successivi ad un pericoloso incontro pugilistico si trova a Roma in una sala del palazzo Massimo spostato qualche anno fa' dall' aula
ottagona del Museo nazionale Romano (o Museo delle Terme di Diocleziano, donde la tradizionale denominazione della statua).
Quest' opera certamente di Lisippo, uno degli artisti più famosi del passato ,ritenuta per anni di Apollonio figlio di Nestore (importante scultore del tempo di Augusto) è una delle meraviglie artistiche dell'antichità giunte sino a noi.Questo capolavoro era ammirato e venerato già in passato, come evidenziato dai dettagli delle dita del piede che ci mostrano un logoramento antico,dovuto forse al tocco frequente.Le usanze antiche tramandavano questa pratica perchè lo sfregamento ad opere famose era ritenuto di buon auspicio. La scultura è stata rinvenuta nel 1885 nell’area del Convento di San Silvestro al Quirinale, proprio lì dove erano le Terme di Costantino.
L'atleta è seduto con le braccia incrociate sulle ginocchia , la schiena piegata,e il capo voltato, forse
nello sforzo di leggere sul volto dei giudici le parole del verdetto; questa posa nella sua totalità denota stanchezza e dolore .I segni del combattimento appena sostenuto si sommano a traumi passati ben evidenziati dall'artista nella maschera dolorosa.La perdita dei denti superiori ha ingenerato l'affossamento del labbro.La frattura dell'osso nasale e lo spostamento delle cartilagini del setto producono la deformazione del naso. Dai ripetuti gonfiori delle orecchie viene l'ostruzione della conca auditiva.L'occhio destro è tumefatto.Diverse ferite fresche sono rappresentate sulla fronte,sulle guancie e sulle orecchie.
Si nota anche che le ferite si trovano per la maggior parte sulla testa del pugile confermando che il pugilato antico prediligeva come bersaglio il capo degli atleti.
Questa statua in bronzo ha dei particolari in rame,come quelle realizzati per rappresentare il sanguinamento o l'aggiunta di diverse leghe per raffigurare degli ematomi.
Inoltre per l'intento dell'artista di avvicinarsi il più possibile alla realtà agonistica è riprodotto (caso raro per una statua) una sorta di "sospensorio" del membro,la kynodesme una misura protettiva per i genitali.
L'atleta indossa i complessi guantoni adottati a partire dal
IV sec.a.c. che coincidono con i greci himàntes oxeis. Le quattro dita sono infilate in un pesante anello, stròphion, costituito da tre strisce di cuoio che fasciano le nocche e sono tenute insieme da quattro grappe con borchie metalliche (?).
Altre piccole cinghie in cuoio legano il polso all'anello, mantenendolo stabile. Delle corregge sempre in cuoio fasciano tutto l'avambraccio ,sotto di esse si nota un guantino di cuoio, forse i lanei pentadactyli (si vedono su questi sotto-guanti persino le cuciture interne) che copre oltre l'avambraccio anche la mano,lasciando le dita libere.
Nella parte superiore del guanto si nota una parte, forse di lana, chiamata summus vellus sinonimo del greco kòdion , che veniva usata per detergersi dal sudore.
Questi guantoni , pur appartenendo al tipo ellenistico, sono molto più complessi, diversi da quelli rappresentati su altre opere, il tipo di sotto-guanto e le borchie che anticipano quelli che saranno i caestus, i guantoni "pericolosi" dell'età imperiale,denotano una forma evolutiva degli himantes oxeis.
fig.1,2,3,4: "Pugile delle terme". Statua in bronzo di Lisippo. 225 a.c. Museo delle terme di Diocleziano. Roma
Archeologia: Trovato busto di pugile a Gerusalemme
Un gruppo di archeologi israeliani dell' Israel Antiquities Authority hanno scoperto un piccolo busto di una statuetta in marmo, antica di 1.800 anni, che rappresenta probabilmente la testa di un pugile romano. Il piccolo frammento e' stato trovato a Gerusalemme, durante gli scavi nella zona vecchia della citta', vicino all'antico muro perimetrale.
La rarissima statuina, che raffigura la testa di un uomo con una corta barba riccia è stata ricavata da un marmo giallo pallido che potrebbe indicare, secondo i direttori dello scavo Dr. Doron Ben-Ami e Tchekhanovets Yana, la provenienza di materie prime dall' Asia Minore.
La sua breve barba riccia, così come la posizione del suo capo, leggermente inclinata verso destra,
sono indicativi di una influenza greca dimostrante che il reperto dovrebbe essere datato al tempo dell'imperatore Adriano o poco dopo, verso il II-III sec. d. c. Questo è uno dei periodi in cui l'arte della scultura romana raggiunse uno dei suoi piu' alti livelli. I motivi stilistici della figurina, come ad esempio lo stile di capelli corti, i lobi prominenti a forma di cavolfiore (tipicita' degli atleti combattenti) ed alcune deformazioni del viso, suggeriscono che la statuetta ritrae un atleta, probabilmente un pugile o un pancrazista. Una scultura in bronzo, di un pugile, che attualmente si trova al Museo di Berlino, ricorda molto il reperto trovato a Gerusalemme.
I due ricercatori hanno scoperto inoltre alcuni particolari, come quello dei due piccoli fori trovati nel collo della figurina, che probabilmente conteneva resti di metallo, indicante che a questo piccolo busto era connesso un pesetto utilizzato di solito nelle bilance appese, caratteristiche del periodo romano.
Infatti miniature di bronzo o di marmo di atleti e di filosofi erano comunemente usate come pesi sospesi nelle regioni sotto il controllo dell'impero romano, da Pompei a Sefforis.
La figurina, che è l'unica del suo genere, mai vista in questi luoghi, a quanto pare è stata portata da scambi commerciali.
Si può presumere che questo peso in marmo, appartenuto a qualche famiglia di mercanti, proveniente da qualche parte nella parte orientale dell'Impero Romano, fosse uno di un insieme di un set formato da altri pesetti.






